logo_small  





Articoli
 
SILENCIO! L'ORCHESTRA
di Franco Finocchiaro
Inedito, maggio 2007

, quando si sente libero di creare all’istante guizzi virtuosistici e quindi quando non è costretto alla disciplina indispensabile della fila di bandoneones cadeneros.
Nell’agitare il suo bandoneon, incurvato, sinuoso e serpentino Betancor è regista consumato di movimenti spettacolari, di gesti da manierista supremo che accompagnano il suo fraseggiare sempre in bilico, o in dissolvenza, tra il volto semplice di una melodia e quello fantasmatico di un repentino arabesco.
Intorno a questa recita nella recita, Roger Helou detta il timing e sceglie al momento il susseguirsi dei brani che suona ormai a memoria con un pianismo agile ed elegante, in alcune circostanze fin troppo contenuto e leggero, soprattutto nella parte sinistra della tastiera e forse per via dei ritorni di un’amplificazione per altro ottima dal lato del pubblico. 
Nell’affollatissimo salone della Ca’ Bianca, il più penalizzato dall’amplificazione risulta però il violinista Giovanni Barbato, infastidito al punto da non riuscire ad avere il completo dominio dell’intonazione in alcuni passaggi particolarmente esposti e delicati. Intonazione che peraltro appare corretta nella registrazione del cd inciso con tutta l’Orquesta Silencio, in cui figura Alfredo Marcucci come bandoneonista invitato, un clarinetto basso suonato dalla cubana Lanet Flores, e due cantanti, Andres Ramos e el cantorazo Omar Fernandez. 
Le undici composizioni (più una versione di Su ojos se cerraron come bonus track) contenute nella prima raccolta dell’Orquesta Silenzio, si gettano con tutto il loro entusiasmo e la loro qualità nella mischia delle svariate produzioni di questa euforica èra del tango, provando a riformulare con un sentimento sincero, la nostalgica inattualità di una mitologica età dell’oro. 
Questo, fino a nuovo ordine, sembra essere l’unico indirizzo utile, quando si desidera proporre il tango con il suo linguaggio più evoluto, nel quadro di un’estetica contemporanea che sappia coinvolgere la platea internazionale dei ballerini. 
Linea programmatica difficile da condividere con i fedeli del tango più confusi, quelli che credono di cogliere i semi di un tempo vivo solo nei prodotti commerciali realizzati dai santoni del cosiddetto elettrotango, una degenerazione tecnologica che non ha nulla a che vedere con l’evoluzione del linguaggio del tango, Hermes handbags ma piuttosto con certe sonorità affini ai cosiddetti “nonluoghi” (… quelli che, nell’omonimo saggio, l’etnologo Marc Augé contrappone agli spazi antropologici di cui la milonga è un paradigma).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

©2007 Franco Finocchiaro

È vietata la riproduzione del testo senza autorizzazione dell’Autore, anche in qualsiasi sua singola parte e in qualsiasi tipo di supporto, in quanto di proprietà di Franco Finocchiaro, a cui sono riservati i diritti d’autore.