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Interviste
 
UN SEDICENTE ELETTRICISTA
di Franco Finocchiaro
'Wordmusic Magazine', 2005

Sei stato per diversi anni il cantante di Piazzolla, ci puoi raccontare le impressioni che hai avuto da questo personaggio?

 

Ho avuto, con Astor Piazzolla, una relazione personale meravigliosamente uguale a quella che ebbi con mi padre. Per quello che riguarda l’aspetto professionale, io devo tutto quello che sono oggi ad Astor. Da lui, ho compreso l’importanza dello studio e il rispetto che devo alla mia professione ed al pubblico. Lui mi ha insegnato che il palcoscenico è un luogo sacro e che noi siamo i privilegiati officianti di un miracolo che si chiama musica.

Secondo te, la musica di Piazzolla come e quanto è legata al tango della tradizione?

La musica di Piazzolla è profondamente legata al tango tradizionale. Astor fu ammiratore di Pedro Maffia, Pedro Laurenz, Alfredo Gobbi, Aníbal Troilo, Julio De Caro, Agustín Bardi, Eduardo Arolas.
La sua orchestra tipica del 1946 ne è la dimostrazione.
Più precisamente è legittimo affermare che la sua profonda conoscenza delle radici, gli ha permesso di realizzare la splendida rivoluzione tanguera di cui continua ad essere luce e guida.

Tu sei l’interprete più importante dell’operita di Piazzolla Maria de Buenos Aires, me ne parli e mi parli anche del tuo rapporto con il poeta Horacio Ferrer?

Horacio Ferrer è chi mi ha avvisato che “la luna rodaba por Callao”. Grazie a Ferrer ho saputo che “las seis es la hora en que mueren los que saben morir” e che un bambino di strada è un “angelito con blue jeans”. Per quanto riguarda la sua persona, posso affermare che Horacio è esattamente come quello che scrive, generoso, nobile, audace e valente. A Ferrer e a Piazzolla devo la cosa più importante che un artista può avere: il repertorio. Io sono il capo dei tifosi di Horacio Ferrer.

Ad un certo punto della tua carriera sei ritornato a cantare vecchi tanghi che prima non avevi mai interpretato. Come ti è venuta l’ispirazione per la riscoperta di quel repertorio?

Cantare questo repertorio è come cercare bene nel fondo delle mie radici. È tentare di interpretare parole e melodie che sono sopravvissute nel tempo e sono, come tutte le grandi opere d’arte, immortali.
Dall’altra parte mi risulta imprescindibile sapere, molto bene, da dove vengo, per sapere chiaramente dove sto andando.

Quali sono i poeti del tango che sono più vicini alla tua sensibilità?

Horacio Ferrer, Homero Expósito, Homero Manzi, Cátulo Castillo, Enrique Cadícamo, Alfredo Le Pera, Celedonio Flores, José María Contursi, Enrique Santos Discépolo, José Gonzalez Castillo, Julián Centeya, Héctor Negro, Eladia Blázquez, Chico Novarro e sicuramente molti altri che non mi vengono adesso alla memoria. Il tango è un genere immensamente ricco di poesia e di musica.

Quali sono i cantanti a cui ti sei ispirato affrontando questo repertorio?

Carlos Gardel, Edmundo Rivero, Floreal Ruiz, Rubén Juárez, Roberto Rufino, Roberto Goyeneche, Nelly Omar, Eladia Blázquez, Jorge Durán, Raúl Berón... sono molti...
Nella tua generazione, oltre a te, c’è un grande cantante di tango che è l’unico a suonare il bandoneon mentre interpreta i tanghi del suo repertorio: Rubén Juarez.

Parlami di lui.

Rubén Juarez è l’artista che mi ha commosso di più. Ho avuto la fortuna di ascoltare dal vivo Frank Sinatra con l’orchestra diretta da Don Costa, così come ho assistito ai recital di Gilbert Becaud, Tony Bennett, Elis Regina e tanti altri grandi. Nessuno mi ha emozionato tanto come “el Negro”. Lui ed il suo bandoneon. Niente più. Non serviva nient’altro. Talento, sensibilità, intonazione, fraseggio... e tutto questo suonando contemporaneamente il bandoneon come se Dio glielo avesse messo tra le mani, per il bene di tutti noi.

Cosa è stato Carlos Gardel per i cantanti della tua generazione?

Dico sempre che Gardel è come Edison: dopo ci sono meravigliosi elettricisti e altri che non lo sono. Gardel è l’inventore del canto popolare argentino. Uno dei più grandi compositori di tutta la storia del tango: Golondrinas, Volver, Lejana tierra mía, Soledad, Cuando tu no estás... e dopo tutto questo non mi sembra necessario parlare anche di come canta... Mamma mia!...

Roberto Goyeneche è forse il solo cantante di tango che è diventato un idolo come lo fu Gardel. Quali sono le particolarità che caratterizzano il suo stile?

È vero. Roberto “El Polaco” Goyeneche è un idolo come Gardel. C’è una ragione. Goyeneche ha inventato un modo di interpretare. Canta come se stesse leggendo le parole. Rispetta la punteggiatura. Dà ad ogni parola l’importanza che ha, intona tutte le note e gioca con il tempo musicale senza mai perturbare l’armonia. È, a mio giudizio, il primo punto cardinale che appare nel tango cantato dopo Gardel. Il secondo è Rubén Juarez perché a tutto questo aggiunge il bandoneon.

Tu lo hai conosciuto? Hai un aneddoto?

Sì, ho avuto la fortuna di conoscere “El Polaco”.
Una notte arrivò in un locale di Buenos Aires dove io cantavo e mi disse: “Pibe, c’è un tuo tema che desidero registrare”! Per poco non cado morto! Si trattava di una canzone che io composi dedicandola a mio padre. Una mattina, dopo pochi mesi, ascoltai alla radio Goyeneche che cantava quella canzone. Solo Dio può sapere l’emozione che provai. Lo invitai al teatro dove ero protagonista di Aggiungi un posto a tavola, dedicandogli quella replica... non sapevo come dirgli grazie...

Tradizionalmente i cantanti che non hanno legato il proprio nome ad un’orchestra e che sono stati solisti accompagnati da un’orchestra, hanno interpretato il tango accompagnati generalmente dalle chitarre. Perché?

La chitarra è lo strumento argentino per eccellenza. Tutta la musica folklorica nazionale la include nelle sue formazioni.
Il tango nasce con chitarra, flauto e violino. Gardel ha registrato più di 900 opere con le chitarre. Cantare accompagnato dalle chitarre, è il sogno di tutti gli “elettricisti”. Qualche volta, perché è l’unico modo di credere che stiamo vicini ad Edison.

Nel panorama del tango contemporaneo si stanno affermando soprattutto voci femminili. C’è un motivo particolare? Sarà che sono più belle dei cantanti maschi?

In realtà il tango è stato sempre abbastanza “machista”. La donna, solo di recente sta occupando il posto che ha sempre meritato e questo mi pare molto giusto. In questo mondo non esiste nulla che possa prescindere dal femminile.

Quale ti sembra il cantante più promettente dell’ultima generazione e perché?

Vanesa Quiróz. Perché canta meravigliosamente e conosce a fondo tutto il repertorio della musica popolare argentina.

Come vedi nel suo complesso il grande fervore che c’è intorno al tango nel mondo?

Il tango ha commosso il mondo, in primo luogo, coreograficamente. Quindi Cartier replica attraverso la musica di Piazzolla e, per quanto riguarda il canto, per l’immensa Milva.
Tuttavia resta molto tango che il mondo deve ancora scoprire. Con il tempo, credo che il tango arriverà a superare la barriera idiomatica Cartier replicas diventando universale come il jazz.

A proposito di influenze jazzistiche, recentemente hai inciso Solo para dos, un album che ha avuto l’onore di ricevere una nomination per il Grammy Latino. In questo caso ad accompagnarti non hai usato le chitarre, ma solo il pianoforte di Juan Carlos Cirigliano. Come è nata l’idea di questo disco che ricorda molto l’atemosfera dei due straordinari dischi di jazz registrati da Tony Bennett con Bill Evans?

Questo lavoro è la testimonianza di come si può andare alla radice e contemporaneamente rivisitare in maniera originale opere tradizionali.
È una forma diversa di valorizzare un repertorio che non perde la sua ricchezza quando è sottoposto ad un diverso trattamento armonico e di interpretazione melodica. 
Juan Carlos Cirigliano era pianista di Astor Piazzolla quando io ho debuttato con il maestro. Da allora ci unisce, oltre che l’amicizia, la certezza che la musica è un universo in cui se ci muoviamo con amore e rispetto, possiamo essere molto felici.
In quanto alla similitudine del lavoro Evans-Bennettt, gli arrangiamneti e l’esecuzione del pianoforte sono a quel livello, per quel che riguarda il canto... sono un elettricista.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sta per uscire un cd, intitolato El cantor de Bs. As. con arrangiamenti di José Ogiwieky. Il repertorio è tradizionale: Patio mío, Pequeña, , Uno, Volvió una noche, ecc. Mi piacciono molto gli arrangiamenti. Nel frattempo sto preparando un disco in cui sarò accompagnato dalle chitarre che dovrebbe essere inciso prima della fine dell’anno.
Canterò tanghi, valses, milongas e zambas. Sarebbe buono poter parlare con Gardel e chiedergli scusa. Però lui capirà.

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