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TANGO DELLA CONTORSIONISTA
di Jorge Boccanera
LietoColle, Como 2008, traduzione di VerĂ³nica Becerril

Vivo afferrato dalla sua lunga treccia come da un
      cornicione.
Se un giorno provassi a fermarla sveglierei la sua furia:
lei serpeggia,
guizza dalla sua treccia
sapore di mate amaro.
Quando raggomitolata sui talloni si addormenta sopra la
      testa di uno spillo.

 

Ieri notte sognai d'essere sollevato da uno sciame di
      braccia per scaraventarmi lontano dal suo tendone.
Poi mi mancava? Ci fu rimorso?
Sto sempre appeso alla sua treccia
nudo atroce di cuoio
      crudo
.
E lei non balla con questo piede.

Io ho mani che non dormono.
Lei solleva un polverone quando s'arrampica sul cavo
      verso il trapezio.
E io afferrato a quella lunga treccia, con le dita
      insanguinate,
spingendo, zigzagando, implorando a bassa voce:
   palato dell'autunno
   mi occorre un respiro,
   una lima affilata dentro una torta,
   un passaporto falso.
   Dalle una ferita fresca a questo corpo appassito,
   che lei non mangia dalla mia mano.
   Portami via da questa sorda,
   che lei non balla mai con il mio piede.

 

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