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AUSENCIAS, IMAGINES DEL VACIO
Franco Finocchiaro (inedito)
Mostra fotografica di Gustavo Germano, Madrid 2008

 

Tra le mostre in programma, quella su Modigliani e, a giorni, una monumentale collezione di opere del Picasso parigino. Gli assetati di argentinità non possono mancare l’esposizione fotografica di Gustavo Germano intitolata Ausencias, imagenes del vacio, dolorosa testimonianza sui misfatti della dittatura in relazione alla questione dei desaparecidos e della condizione atroce in cui sopravvivono i loro parenti dopo che gli è stato negato, senza nessuna pietà umana, persino l’atto di poter piangere sopra a tomba del proprio congiunto.I carnefici che tra il 1976 ed il 1983 sono stati il braccio violento dei generali golpisti, hanno esercitato questa strategia della sparizione prima attraverso il rapimento delle proprie vittime, quindi con l’occultamento dei loro poveri resti martoriati da efferate torture. Un’idea geniale, per non mettere in condizione il Vaticano di interferire,  denunciando ciò che accadeva,  di fronte a fatti concreti di dominio pubblico. L’assenza dei corpi ha sospeso in un’immateriale vuoto la memoria disperata con cui sono ricordati. Questo è il quadro del dramma in cui si immerge Gustavo Germano, aggiungendo alle sue fotografie documentali, quelle degli album di famiglia, mostrando un universo che attraversando le classi sociali unisce operai a studenti, professori a professionisti, persino donne gravide a cui sarebbero state tolte le creature pena nate….protagonisti di quel piano sistematico di repressione chiamato Proceso de Reorganización Nacional. Ma il suo racconto per immagini non si ferma alla testimonianza di quegli anni bui, in quanto il fotografo, trent’anni dopo i tragici fatti, ritorna con la sua macchina nelle case delle famiglie mutilate dai carnefici, ripetendo le stesse inquadrature. In ognuno di queste pose, di questi gesti ripetuti, tra il passato ed il presente, si annida il peso della violenza subita, del tormento per l’assenza, dell’ingiustizia che nessun atto può sanare, della memoria che agisce come un’ossessione. Ad esempio, due foto messe di fianco l’una all’altra dicono tutto silenziosamente: la prima mostra quattro bimbi sorridenti in un ritratto gioioso; la seconda gli stessi bambini ora adulti: sono rimasti in tre perché l’assente è finito nella lista dei 30.000 desaparecidos. Immagino che se avessi vissuto in quegli anni a Buenos Aires io sarei finito in quella lista, e immagino le foto di quegli anni insieme agli amici o ai parenti e quelle stesse foto con gli stessi amici o parenti, però senza di me. Io, in quegli anni militavo e lottavo aspramente per gli stessi ideali in un luogo protetto  da una democrazia imperfetta, però si era fondata sugli ideali della Resistenza contro cu anche gli ultimi processi di revisionismo sembravano essersi  smontati.  Esco dalla Casa de America e sulla strada mi attende un vento fresco, come un indizio della libertà e della civiltà sociale che nella Spagna zapaterista si percepisce nell’aria. Continuo a pensare ai volti di quella gente rimasta, condannata ad un ergastolo di sofferenza e immagino le famiglie che nel sistema democratico italiano versano nelle stesse condizioni, si confrontano con le stesse assenza questa volta provocate in parte dalla fatalità ed in parte dalla dittatura del profitto, sottile ma capace di diffondere le sue ragioni in larghe fasce del corpo sociale. Questa volta i corpi, spesso dilaniati, ci sono; i funerali ci sono, con sindaci, ministri, presidenti, giornalisti e nei casi più eclatanti, riprese televisive. Solo nel 2006, una mostra fotografica su quella specie di ausencia y vacio che lasciano le innocenti vittime del lavoro, morti di una morte cinicamente immaginata come bianca,  avrebbe disturbato più di un migliaio di famiglie.  Ernesto Sábato, diceva che “los muertos mueren una vez, y los desaparecidos, todos los días”: ogni giorno si muore un’altra volta, mentre i sindaci, i ministri, i presidenti, i giornalisti e le televisioni sono ritornati alle loro faccende.

Ni Olvido. Ni Perdón. JUSTICIA!!!

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