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MAFALDA, LA CONTESTATARIA
Franco Finocchiaro (inedito)

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Per definizione una bambina dallo spirito ribelle, è colei che sente uno spontaneo rifiuto ad integrarsi nel mondo degli adulti. Il suo comportamento prende quindi una piega scomoda per i genitori. Da un lato devono fare i conti con la disubbidienza e i capricci, dall’altro con l’imbarazzo di fronte a domande disarmanti che mettono a nudo le contraddizioni a cui essi stessi non sanno dare una risposta. E’ quello che succede ai genitori di Mafalda, la creatura di Joaquín Salvador Lavado, universalmente conosciuto nella sua professione  col nome di Quino: il padre della piccola peste deve addirittura imbottirsi del fantomatico ansiolitico Nervocalm per non precipitare nelle crisi nervose incoraggiate dalle domande della figlia. In sostanza, Quino, ha creato una sottile maniera di contestare, indirizzando la sua striscia nel campo socio politico, con le evidenti ripercussioni che questo poteva comportare. Ad esempio fu ostacolata la diffusione dei suoi racconti nella Spagna franchista. Quando El Triunfo di Madrid pubblica Mafalda nel 1970, l’editore viene obbligato ad accompagnarla con la specificazione “per adulti”. Negli Stati Uniti invece, le strips sono uscite solo dal 1986, anno in cui è stata inclusa in un libro con diversi comics intitolato The World of Quino: nonostante questi inconvenienti, a tutt’oggi le strisce di Mafalda sono apparse in 40 lingue differenti. E pensare che Mafalda nasceva nel 1963 per scopi pubblicitari inerenti ad una campagna di promozione per gli elettrodomestici Manfield, senza far immaginare al suo autore i successi internazionale che sarebbero sopraggiunti in futuro. Il cartoon, commissionato in un primo momento a Miguel Brascó dalla agenzia Agnes Publicidad in origine doveva apparire sul quotidiano Clarin che all’ultimo momento ruppe il contratto, cosicchè la campagna fu annullata. La ditta Mansfield aveva imposto a Quino che il nome della protagonista del cartoon commissionato dovesse iniziare con la sillaba “Ma”, per riprendere le prime due lettere di Mansfield. Quino decise di chiamare il suo personaggio Mafalda perché aveva ascoltato quel nome in una scena del film tratto dal romanzo di David Viñas Dar la cara (1962) e lo trovava divertente. In sostanza, Mafalda dovette aspettare l’anno 1964 per essere presentata al pubblico, debuttando con tre strisce pubblicate su Gregorio, un supplemento della rivista Leoplán diretta da Miguel Brascó. Solo dal 29 settembre dello stesso anno, e su richiesta di Julián Delgado, le storie di Mafalda divennero un vero e proprio fumetto, iniziando ad apparire regolarmente su Primera Plana, il più affermato tra i settimanali argentini dell’epoca, diretto proprio da Delgado. La collaborazione con questa testata durò fino al 9 marzo dell’anno seguente, quando si aprì una controversia legale tra l’autore e l’editore. Mafalda si trasferì immediatamente comparendo già dal 15 marzo 1965 sulle pagine del quotidiano El Mundo dove rimase fino alla chiusura del giornale, il 22 dicembre 1967. La periodicità giornaliera delle uscite permise a Quino di legare con un umorismo ingenuo ed atroce le vicende di Mafalda con quelle della realtà, assumendo un ritmo giornalistico. Nel frattempo le strisce avevano iniziato a vivere di vita propria essendo raccolte in un libro dall’Editore Jorge Álvarez che pubblicò 5000 esemplari di un volume strenna per il Natale del 1966. Il successo che vide esaurirsi le copie in pochissimi giorni spinse Alvarez a continuare nella pubblicazione di altri volumi. Nel frattempo Mafalda, orfana di El Mundo, trovò uno spazio su Siete Dias Illusrados a partire dal 2 giugno del 1968 e iniziando la sua nuova avventura con una divertentissima lettera di presentazione dove si propone per essere inclusa nei piani editoriali della testata e dichiara di essere nata il 15 marzio 1962. Nel 1968 la bambina terribile fu conosciuta dai lettori italiani, comparendo in un’antologia intitolata Libro dei bambini terribili per adulti masochisti che vedrà le strisce di Quino tradotte per la prima volta in una lingua diversa dal castigliano. Prima di essere pubblicata quotidianamente su Paese Sera, nel 1970, il suo battesimo ufficiale nel nostro paese (1969) ha avuto l’onore di coinvolgere Umberto Eco in una illuminante introduzione dove lo studioso analizza il personaggio mettendolo a confronto con un altro bambino terribile dell’epoca, questa volta nord americano e di nome Charlie Brown, ma soprattutto dichiarando che “stabilito che i nostri figli si preparano a essere, per scelta nostra, una moltitudine di Mafalda, non sarà imprudente trattare questo personaggio con il rispetto che merita una persona reale”: un tema che tornò alla luce nel 1988 quando fu aperta una procedura, peraltro non accolta, per proclamare Mafalda “Ciudadana Ilustre de la Ciudad de Buenos Aires”, onorificenza fino allora proposta solo alle persone reali. Tornando a quell’agitato 1969, in cui esplodevano incandescenti contestazioni studentesche, il volume comparve con il titolo Mafalda, la contestataria. Un titolo esattamente centrato per chi come lei mostrava di interessarsi della questione terzomondista, della corsa allo spazio, del Vietnam (…"el mundo está enfermo, le duele el Asia"), dei diritti umani, dell’assassinio di Kennedy, del sesso, dell’abuso di potere, dell’autoritarismo, della repressione e della psicanalisi, del femminismo e della religione, degli stereotipi  coltivati dalla società argentina dell’epoca, lanciando allarmi ecologisti e facendo slittare il contesto delle historietas verso quello del racconto morale. Con questi contenuti, le strisce riuscivano ad attirare anche alla platea del pubblico adulto per cui la bambina era una sorta di illuminante oracolo con l’esatta combinazione di semplicità e profondità. Quino continuò a disegnare le storie di Mafalda fino al 25 giugno del 1973: da allora le rare volte in cui il disegnatore ha ripreso il suo personaggio è sempre stato in occasione di una promozione dei diritti umani, come ad esempio il poster del 1976 creato per l’UNICEF come illustrazione della Convenzione Internazionale sui Diritti  dell'Infanzia, o come il 17 aprile del 1987, data che segna il ritorno della democrazia in Argentina, quando Quino disegna Mafalda mentre urla: "¡Sí a la democracia! ¡Sí a la justicia! ¡Sí a la libertad! ¡Sí a la vida!". Nel 1973, l’aria pesante della dittatura opprime l’Argentina e ostacola il lavoro delle menti liberte tanto che Quino decide di lasciare il paese per andare in esilio volontario. Nell’ultimo numero in cui Quino raccontò una storia con Mafalda, la bambina rilascia qualcosa che sembra un vero e proprio testamento intellettuale. Dormendo sorridente, Mafalda sogna il suo mappamondo coperto da una manifestazione e nel sogno le appare quella che lei stessa ha definito “el Premio Nobel de la Clase media”: Susanita. L’amichetta, simbolo del comportamento di chi nutre ambizioni di vita borghese, le dice: “Tarada, ¿tenés pesadillas y encima te reís?”. Così prima che chiunque potesse percepirlo, Quino aveva deciso che il cammino ed il messaggio di Mafalda si era compiuto, non era più necessario piegarsi allo sforzo quotidiano di inventare altre storie con un peso intellettuale che si era fatto per lui insopportabile. Dall’altro lato il fumettista mendozino spiega così il quadro che ha visto nascere il suo personaggio più celebre: Mafalda è figlia del mio ambiente familiare e in particolare di mia nonna comunista, che mi strapazzava perché amavo il cinema musicale americano. La nonna mi cancellava le illusioni, ricordandomi che in Spagna c’era Franco, in Portogallo Salazar, per non parlare dei regimi militari dell’America Latina. Eppure ci fu un momento nei tardi anni Sessanta, in cui pareva che tutto potesse cambiare in meglio. La musica dei Beatles era l’emblema di quella speranza e io risentivo di quell’ottimismo: gli stessi furori di Mafalda erano voglia di cambiamento. Ora abbiamo un padrone e penso che i giovani non ci stiano: dovremmo forse rimproverarli perché, a differenza degli adulti, non vogliono impadronirsi del petrolio del mondo?”. Da queste parole traspare quella speranza che si incarna in Mafalda rendendola un mito non legato solamente al periodo storico in cui è stata creata, ma un simbolo tutt’ora valido anche per le generazioni correnti. A questo proposito risuona una acuta riflessione che nel 1992 ha fatto con la sua consueta leggerezza Gabriel Garcia Marquez: “Quino, in ogni suo libro, da anni ci sta dimostrando che i bambini sono depositari della saggezza. Quello che è triste per il mondo è che man mano che crescono perdono l'uso della ragione, a scuola dimenticano quello che sapevano alla nascita, si puliscono i denti, si tagliano le unghie e alla fine, diventati adulti miserevoli, non affogano in un bicchiere d'acqua ma in un piatto di minestra. Verificare questo in ogni suo libro è la cosa che assomiglia di più alla felicità: la Quinoterapia." A questo aggiungiamo  un pensiero di Julio Cortazar, tanto paradossale quanto significativo, a dimostrare ancora una volta la posizione di attenzione e rispetto degli intellettuali argentini di fronte al fenomeno Mafalda: “non è tanto interessante quello che io penso di Mafalda, l’interessante è quello che Lei pensa di me”. Mafalda quindi continua a sopravvivere a se stessa ed anche con un sorprendente interesse istituzionale da parte della città di Buenos Aires. Infatti dopo la piazza che le è stata dedicata nel 1995 e che si trova nel barrio di Colegiales, delimitata dalle calles Concepción, Arenal, General Martínez, Conde e Santos Dumont, altre due iniziative importanti la riguardano. La prima è inerente ad un gigantesco murales fatto da 400 mattonelle per un’estensione di 15 metri di lunghezza per uno e mezzo di altezza, realizzato per le Metrovías come contributo al progetto culturale El Subte Vive. L’opera che raffigura Mafalda e i suoi amici è situata nel passaggio che connette la stazione Perù della linea A della metropolitana, con la stazione Catedral della línea D, passaggio che era percorso da Quino all’epoca in cui collaborava con il quotidiano El Mundo e che oggi è attraversato da circa 37.000 passeggeri al giorno. La seconda, ancor più recente, ha favorito l’istallazione di una statua di Mafalda inaugurata il 30 agosto 2009. Mafalda, libera da qualsiasi recinzione, seduta su una panchina con un abito verde, è stata realizzata in vetroresina dallo scultore Pablo Irrgang. L’opera alta circa un metro, è situata all’incrocio tra le vie Chile y Defensa, nel turistico quartiere di San Telmo e vicino all’abitazione di Quino, Questo progetto ha piegato le resistenze del disegnatore restio a vedere il proprio personaggio in una veste tridimensionale: resistenze che avevano fatto fallire nel 2005 lo stesso tentativo di erigere la statua a Mafalda. Molto vicino, in calle Chile 371, è stata posta una targa con un disegno della precoce bambina accompagnato dalla frase "Aquí vivió Mafalda", che informa sul luogo in cui più di 40 anni or sono Quino la creò, insieme a Felipe, Susanita, Miguelito, Libertad, Manolito, Guille…gli altri personaggi che via via si aggiunsero. In un mondo che si è fatto ancor più insopportabile di quello abitato da Mafalda ci sembra un segno di rilevante importanza quello di dedicare un monumento a questa creatura immaginaria che con la grazia innocente delle sue domande e la fermezza della sua posizione di lotta, la sua irriverenza e la sua profondità riflessiva, ha cercato di chiedersi come mai gli adulti potessero rendersi responsabili di tante ingiuste diseguaglianze sociali. Simbolicamente, Quino ha fatto scegliere a Mafalda come mascotte una tartaruga che ha chiamato Burocracia, ma soprattutto il mappamondo come suo gioco preferito. Un mappamondo che lei interroga e che cura, fino a impomatarlo con la crema di bellezza della madre Raquel per renderlo più attraente o a fasciarlo con le bende come se fosse un malato. Insomma, ai giorni nostri, in cui sotto l’indifferenza generale si assiste allo sgretolarsi del mondo costruito dal modello capitalista nel suo stato selvaggio e, congiuntamente, abbattersi sulle conquiste dello stato sociale i colpi di coda della “tigre di carta“ (Mao Tze Tung), abbiamo quanto mai bisogno di una, cento, mille Mafalda che con le proprie domande risveglino le coscienze di una generazione molto diversa da quella ipotizzata da Eco nella dichiarazione riportata in precedenza. E se proprio Mafalda è impossibile da replicare, allora ci auguriamo una cento mille, Libertad, la bambina con un padre hyppie, semplice, intellettuale e radicalmente rivoluzionaria che rappresenta le utopie di sinistra della sua epoca. Libertad è l’ultimo personaggio che Quino fa comparire nel fumetto a partire dal 1970, molto simile a Mafalda ma sicuramente meno esistenzialista di lei e così geneticamente socialista da affermare in una delle sue nuvole parlanti cose del genere: "para mí lo que está mal es que unos pocos tienen mucho, muchos tienen poco y algunos no tienen nada, si esos algunos que no tienen nada tuvieran algo de lo poco que tienen los muchos que tienen poco... y si los muchos que tienen poco tuvieran un poco de lo mucho que tienen los pocos que tienen mucho, habría menos líos... pero nadie hace mucho, por no decir nada para mejorar un poco algo tan simple." Tornando alla nostra Mafalda, nel 1988 e come accennato in precedenza, nasce la proposta di candidarla al titolo di Ciudadana Ilustre de la Ciudad de Buenos Aires, portando argomenti forti che in un loro passaggio dichiarano che Mafalda “simboliza lo mejor del espíritu de muchos jóvenes argentinos, que no se resignan a acatar el orden establecido y pretenden modificarlo y enriquecerlo con sus propias ideas. Mafalda hizo reflexionar muchas veces a sus lectores sobre la validez de los hábitos, creencias, prejuicios y lugares comunes, ayudando de este modo a construir una sociedad mejor". I relatori, l’allora intendente porteño, Facundo Suárez Lastra, ed il suo Secretario de Cultura, Félix Luna, chiudevano il documento così: "Mafalda sigue siendo, en la memoria colectiva de los argentinos, la chica preguntona, cuestionadora, irreverente e inesperada, que planteó en su momento tantos interrogantes molestos a la sociedad argentina". Queste motivazioni sono state in qualche modo riprese dagli abitanti del barrio di Colegiales che in una delle diverse vignette giganti poste nello spazio verde inaugurato nell’agosto 2005 in Plaza Mafalda, hanno voluto aggiungere il loro messaggio: “Nos enseñaste a pensar en clave humorística y crítica a varias generaciones. Tus personajes nos llegaron al corazón y nos sirvieron en la resistencia. Por tu lucidez y honestidad, seguimos sonriendo aún en los momentos más difíciles. Por todo esto nos comprometemos a que las próximas generaciones conozcan tu obra y la disfruten, sea cual sea el mundo que nos toque, que no es poco". Il culto della bambina che odia la zuppa prospera senza flessioni anche nel terzo millennio continuando ad essere, secondo una sua battuta, “carne da stampa”. E a proposito di zuppa e stampa, è esilarante la serie di vignette in cui Mafalda coglie la madre mentre sta ritagliando una ricetta da un giornale e dopo aver saputo da lei che si tratta di una zuppa di pesce, commenta con un pensiero oggi condiviso (con un’irritazione neanche troppo silenziosa) dalla maggioranza del nostro governo:  “¡maldita sea la libertad de prensa!”.  

 

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