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ARGENTINA PROTAGONISTA DELLA BUCHMESSE DI FRANKFURT
Franco Finocchiaro (inedito)

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Il Frankfurt-Hahn è un aeroporto di media grandezza che ospita soprattutto le compagnie low-cost, servendo i viaggiatori che vogliono o che, soprattutto, devono per motivi di lavoro approdare nella città natale di Johann Wolfgang von Goethe . Vi arrivo da Orio al Serio con un biglietto costato un pugno di euro, facendo l’antipatica scoperta che l’aeroporto tedesco dista 120 kilometri dal centro della città in cui vado per far visita alla principale fiera libraria del mondo, la Frankfurter Buchmesse diretta magnificamente da Jurgen Boos. Nata nel 1949, accogliendo la fiera che l’anno precedente aveva debuttato a Lipsia, dopo che questa città era finita oltre cortina nella ferrea DDR, il suo successo è stato esponenziale. Non credo che l’associazione dei librai, la Börserverein des Deutschen Buchhandels, che organizzò la prima edizione in una libreria della città,  potesse immaginare di ospitare oggi 113 paesi, presenti con un totale di quasi settemila case editrici disposte in dieci edifici che occupano una superficie complessiva di quasi 500mila metri quadrati. I padiglioni, tra cui domina la torre di Helmut Jahn, sono spettacolari come quello che ospita la Festhalle con un tetto a cupola di oltre 40 metri, o come il quinto disposto su due piani e molto ricettivo. Proprio qui e al padiglione Forum, in entrambe i casi al piano superiore, questa sessantaduesima edizione della Fiera, ha ospitato il paese invitato a cui è stata lasciata la piena libertà nella gestione dello spazio interno. Ed è proprio per vedere la proposta del paese ospite che mi sono deciso a trascorrere qualche giorno tra il Römerberg, cioè  il centro storico della città vecchia, e la Buchmesse che non è situata nei  paraggi ma è facilmente raggiungibile con un efficiente servizio di navette o in automobile. Io decido di noleggiarne una già all’aeroporto per essere indipendente e soprattutto per potermi muovere nella notte, seguendo la mia inclinazione di nottambulo. Giungo dal centro alla Fiera aiutato da segnalazioni puntuali e, una volta arrivato, da un parcheggio dimensionato adeguatamente così che è immediato trovare un parcheggio nonostante l’affollamento. Comodità che mi aiutano a digerire i 28 euri del biglietto d’ingresso giornaliero. Come potete immaginare visto il contesto in cui questo resoconto è pubblicato, il paese invitato per questa edizione della fiera è stata l’Argentina, terzo paese latino americano ad avere questo onore, dopo il Messico (1992) e il Brasile (1994). Devo dire che sono rimasto stupefatto per la qualità e la serietà con cui l’invito è stato accolto. Innanzitutto, realizzando il progetto SUR che consisteva nel tradurre quasi 300 opere di autori argentini in 31 linguaggi differenti, operazione che il Governo ha finanziato con circa 700mila dollari. In secondo luogo per l’affascinante realizzazione con cui l’equipe diretta dall’architetto Atilio Pentimalli ha vinto il concorso pubblico indetto per realizzare un progetto con l’obbiettivo di pensare l’istallazione e l’organizzazione dei 250 metri quadrati messi a disposizione dell’Argentina in questa importantissima occasione. Mi sembra che nella dichiarazione in cui Pentimalli dice “hay más arquitectura en un cuento de Borges o en una poesía de Cortazar que en una revista especializada”, si trovi il nucleo che lo ha ispirato. Infatti il suo lavoro si è orientato nel creare uno spazio che ha origine da una riflessione sul labirinto e soprattutto il tentativo di rileggere in termini architettonici le seducenti suggestioni della borgesiana Biblioteca di Babele. Così ad attendere il pubblico c’era un’idea assolutamente inedita, in cui il pabellon si presentava secondo uno spirito anarchico con un circuito di visita ordinato senza una gerarchia prestabilita, suggerendo al pubblico una visione individuale. Tantomeno lo spazio si mostrava tutto ed immediatamente al visitatore perché l’intenzione era di farlo scoprire passo dopo passo, attraversando letteralmente le pareti di un edificio immaginario ed effimero. Questa configurazione era realizzata da un sistema permeabile di eteree velature appese. Velature che si muovevano con il movimento aleatorio creato dai visitatori che le attraversavano dopo aver osservato le gigantografie che vi erano impresse: frasi estratte da opere letterarie e una serie di ritratti raffiguranti alcune icone argentine tra le quali Evita, Maradona, Che Guevara, Gardel. Secondo Pentimalli questa soluzione era un modo metaforico per giungere via via che si visitava il padiglione, al cuore ideale dell’Argentina, quello dove risiede il “ser argentino”. All’interno si  trovavano una varietà di stimoli culturali, come  un’enorme rayuela (quello che tutti i bambini, oggi almeno quarantenni, hanno disegnato con il gesso nel cortile di casa o della scola, per giocare alla campana e che qui allude all’omonimo romanzo di Julio Cortazar) disegnata sul pavimento. Sempre sul pavimento trovava spazio una gigantesca cartina argentina sulla quale si proiettavano diapositive di paesaggi emblematici. Ma, la trovata più seducente riguardava l’interno del padiglione che in qualche modo era suddiviso da elementi cellulari usate per suddividere l’ambiente in forme esagonali, intersecate e di diverse altezze, ognuna con una propria atmosfera suggerita da ogni specifica illuminazione.  Attraverso queste forme e queste molteplicità metonimiche, il visitatore era come virtualmente accompagnato in quel magico mondo che Borges descrive così: “el universo, que otro llaman Biblioteca,se compone de un numero indefinito, y tal vez infinito de galerias hexagonales….”.  Geniale!  Deve essere stata molto orgogliosa la Presidentessa Cristina Fernandez Kirchner quando ha partecipato all’inaugurazione della Fiera insieme ad Angela Merkel ed al plotone dei sessanta scrittori argentini giunti ad onorare il proprio paese.

 

A proposito di questi ultimi, la scelta strategica è stata quella di invitare autori che in linea di massima si collocassero in una fascia d’età compresa tra i 30 ed i 50 anni. Molti di essi provenivano direttamente dal programma Rayuela per il quale vari autori argentini sono stati invitati a trascorrere una settimana in diverse città tedesche e svizzere. Tra loro Maria Rosa Lojo (Historias ocultas en la Recoleta), Ana Maria Shua (Cazadores de letras), Leopoldo Brizuela (Los que llegamos más lejos), Fabian Casas (Los Lemmings y otros ), Sergio Olguin (Oscura Monótona Sangre), Felix Bruzzone (Los Topos), Federico Jeanmarie (Premio Clarin 2009 con ill racconto  Más liviano que el aire, che presto sarà tradotto in francese da Gallimard) e autori già conosciuti in Italia come, Luisa Valenzuela (Qui succedono cose strane, Gorée), Martin Kohan (Fuori i secondi, Einaudi), Elsa Osorio (Lezioni di tango, Guanda), Ariel Magnus (Un cinese a Buenos Aires, Gran Via), Guillermo Martinez (La lenta fine di Luciana B, Mondadori), Alan Pauls (Storia del pianto, Fazi), Claudia Piñeiro (Le vedove del giovedì, il Saggiatore), Eduardo Sacheri (autore del romanzo Il Segreto dei suoi occhi, tradotto da BUR, e dal quale è stato tratto l’omonimo film diretto da Juan José Campanella e che ha vinto l’Oscar 2010 come miglior film straniero.), Laura Alcoba (La bambina della casa dei conigli, Piemme). Ad integrare la presenza di questi giovani scrittori c’erano anche firme fuori età rispetto la scelta privilegiata: tra esse, Elvio Gandolfo (1947, Cuando Lidia vivía se quería morir), Griselda Gambaro (di questa scrittrice e drammaturga, nata nel 1928 a Buenos Aires, ricordiamo Ganarse la muerte, opera che fu proibita durante la dittatura di Videla), e due autori pubblicati dalla nostra editoria, Juan Gelman (1930, Lettera a mia madre, Guanda) e Osvaldo Bayer (1927, autore santafesino che ha conosciuto una vera e propria persecuzione in Argentina così come il suo libro Patagonia rebelde, un volume tradotto in una forma sintetizzata da Elèutera per mano dello scrittore Alberto Prunetti  - l’autore di Il fioraio di Perón, che come scrive Massimo Carlotto nella prefazione, è un romanzo-reportage che ha preso vita da alcuni articoli scritti per il Manifesto - con una qualità così convincente da far vincere a Prunetti il premio per la miglior traduzione dall’argentino, riconoscimento istituito nell’ambito del citato Progetto SUR dal Ministero della Cultura Argentina). Certamente, come accade in queste circostanze, qualche nome valoroso è mancato nella pattuglia dei 60 autori ospiti e sembra che il motivo per cui non sono stati invitati alcuni promettenti autori sia di carattere politico, alias non sono molto teneri nella contestazione delle posizioni governative, come nel caso del narratore Marcos Aguinis (il phamplet di oltre 300 pagine intitolato Pobre Patria mia! e pubblicato lo scorso anno, deve essere stato indigeribile … molto di più della dichiarazione pubblica data nel corso della fiera da Juan Gelman, in cui il poeta ha detto che essere governati dai Kirchner è una degradación política y intelectual”,... per fortuna lui era già qui e non hanno potuto escuderelo). Girando tra veli ed esagoni all’interno del padiglione ho avuto il piacere di vedere le prime edizioni di autori capitali per gli argentini, quali Victoria Ocampo, Roberto Arlt, Horacio Quiroga, Manuel Puig …e da quella zona sono entrato nello spazio riservato alla questione dei diritti umani dove, in un’atmosfera resa pesante da una enorme fotografia che riprendeva un momento del processo a cui sono stati sottoposti i militari,  si concentravano i libri sulla dittatura e sulla sua memoria. Qui, hanno raccontato che nel discorso tenuto a braccio dalla Kirchner, la presidentessa ha reso omaggio agli scrittori vittime della dittatura, chiamando tra l’altro al suo fianco Elsa Oesterheld, vedova di Hector Oesterheld, autore della serie di comics fantascientifici intitolati El Eternauta, disegnati da Francisco Solano Lopez e pubblicati su Hora Cero Semanal. Le sue storie erano una denuncia metaforica contro la dittatura cosicchè, dopo aver assassinato le figlie Beatriz Marta e Diana Irene, quest’ultima incinta di sei mesi, i militari presero anche lui e non contenti in seguito uccisero anche le restanti due figlie, Estrela Ines e Marina, anch’essa in cinta di otto mesi. Oltre a questa storia terrificante, ed ai dibattiti aperti in merito, i tedeschi hanno potuto visitare presso la Paulskirche, nel pieno centro di Francoforte, una mostra fotografica che dietro la sua silenziosa e delicata apparenza è anch’essa rabbrividente. Parlo di Ausencias, una esposizione del fotografo Gustavo Germano che avevo visto un paio di anni fa a Madrid: ritratti di famiglie o fratelli, cugini, prima della sparizione di qualcuno di loro e dopo; ritratti una seconda volta nella medesima posa ma con l’inquietante assenza di chi non c’era più. Mi è sembrato che questo tema della memoria e del superamento del trauma della dittatura ha trovato un evidente campo fertile presso il pubblico tedesco che sotto questo profilo sta ancora riflettendo sulla tragedia del nazismo e dell’olocausto. Tra gli innumerevoli appuntamenti che prevedevano 25 dialoghi, tavole rotonde, letture e presentazioni, per primo ho scelto di seguire l’incontro con Juan Gelman che è uno dei principali poeti dell’intero latinoamerica, Premio Cervantes e proprio quest’anno in odore del Nobel per la letteratura  conferito a Mario Vargas Llosa proprio il giorno prima del mio arrivo a Francoforte. Anche Gelman è stato vittima diretta dei carnefici che hanno assassinato il figlio e la nuora, facendo sparire la nipotina neonata che il poeta. Però, dopo ostinate ricerche, qualche anno or sono il poeta è riuscito a riabbracciare la nipote, svelandole la verità e cioè che i genitori naturali non erano quelli che l’hanno cresciuta e che questi ultimi non erano altro che una coppia a cui gli assassini dei genitori l’avevano affidata. All’affollato incontro con Gelman interloquivano con lui una giornalista del Clarin e Osvaldo Quiroga, giornalista che conduceva “El refugio de la cultura”, un interessante programma culturale trasmesso da  Canal 7 e cancellato nel 2004 con gran disappunto del pubblico e di Mercedes Sosa che, durante l’ultima puntata, protestò apertamente per la infausta decisione della rete televisiva. I due gli hanno fatto domande sulla politica, sul tango, sul suo barrio di Villa Crespo, sul perché ha deciso di vivere in Messico, sulla poesia. E proprio parlando di quest’ultimo tema, Gelman è stato particolarmente simpatico raccontando che a lui la poesia non giunge dal desiderio di esprimersi con la scrittura, ma da uno stato che ha definito ossessivo. Condizione che gli viene annunciata da un malumore proveniente a propria volta da una specie di fastidio all’orecchio. Per me è stato un grande onore poterlo conoscere personalmente in questa occasione ed in seguito poterlo ancora salutare prima del’omaggio al mio adorato Julio Cortazar che con Borges rappresenta il vertice espresso dalla letteratura argentina di tutti i tempi. Passando a Borges, ricordo che  lui è stato la pop star della Fiera. Gli hanno dedicato anche un francobollo stampato sia in Germania che in Argentina, ma soprattutto un forum che ha avuto come protagonista Maria Kodama, compagna di Borges per venti anni e moglie durante l’ultimo anno di vita dello scrittore per cui la fiera ha organizzato diversi eventi comprese esposizioni di foto e dipinti. Con lei c’era Estela Carlotto, la fondatrice e presidentessa di Las Abuelas de Playa de Mayo che tra i tanti meriti hanno avuto quello di recuperare alla verità la bellezza di 102 nipoti di desaparecidos i cui visi, con il nome relativo, figuravano su una delle pareti velate del padiglione, insieme a quelli degli scrittori fatti scomparire dalla dittatura ed ai titoli dei libri che furono proibiti in quella terribile pagina della storia argentina. La Kodama in un passaggio è stata particolarmente velenosa quando alla domanda su quale fosse la sua opinione in merito al Nobel dato a Vargas Llosa, ha risposto “no tiene que tener vergüenza porque Borges no lo ganó”!....E pensare che in questo semestre Vargas è stato invitato dalla Princeton University di Manhattan dove tiene un corso su Borges.  Aldilà di questi incontri deliziosi, non bisogna dmenticare che la fiera è il cuore del businness internazionale nel campo dell’editoria, vale a dire il centro del traffico commerciale in cui gli operatori del settore vendono o acquistano i diritti per le traduzioni dei vari autori. Anche in questo campo, Borges è stato il protagonista più eclatante, in quanto Maria Kodama ha sottoscritto un contratto che abbraccia 54 libri borgesiani, compresi quelli che ha pubblicato in collaborazione con altri autori. Dopo questo passaggio, le opere di Borges lascieranno la casa con cui lui era legato in vita, la Emecé del gruppo Planeta,  per approdare alla multinazionale Random House che in Italia è partner di Mondadori. Costo dell’operazione, intorno ai due milioni di euro, una cifra insostenibile per la storica editrice porteña diretta da Alberto Diaz. La nuova casa editrice ha già un svelato il suo piano editoriale che prevede la  pubblicazione delle Opere Complete del letterato argentino nell’imminente aprile 2011, questa volta organizzate non secondo il consueto ordine cronologico ma per genere, raccogliendo omogeneamente i racconti, i saggi, le poesie, gli scritti vari e gli scritti in collaborazione con altri autori quali il suo grande amico Bioy Casares. In questa bagarre di commerci, anche altri autori argentini, saranno prossimamente tradotti in altre lingue, a partire dalla lingua tedesca visto che in Germania la letteratura contemporanea argentina sta riscuotendo un grande interesse con 216 pubblicazioni realizzate da 104 editori teutonici. Pensate che il racconto  Lisboa, un melodrama con cui Leopoldo Birzuela ha vinto il Premio Clarin nel 1999,  in tre settimane dall’uscita per l’editore Suhrkamp ha già venduto 9000 esemplari. Partendo da questo mercato librario così ricettivo, si sa che saranno tradotti in tedesco cinque romanzi, Elena sabe di Caludia Piñeiro; El lugar perdido, di Norma Huidobro e Arte menor, di Betina González, Cómo desaparecer completamente, di Mariana Enriquez e Estar en las nubes, di Adrián Pais, scrittore quarantaseienne che si è trasferito a Berlino dal 1989. In tedesco e francese sarà tradotta Operación Masacre, del mitico Rodolfo Walsh anch’egli ammazzato dalla dittatura nel 1977 e protagonista, insieme ad un altro scrittore che risulta tutt’oggi nella lunga lista dei desaparecidos (Haroldo Conti), del tema di una tavola rotonda tenutosi alla fiera con la conduzione di Osvaldo Bayer. In francese, oltre che Más liviano que el aire di Federico Jeanmarie per Gallimard, sarà pubblicato anche El matadero di Estaban Echeverría e il racconto grafico Los dueños de la tierra, de David Viñas, opzionato anche per una versione da proporre ai lettori brasiliani.  In Polonia uscirà Auschwitz di Gustavo Nielsen; in Gran Bretagna Op Oloop di Juan Filloy e Selección natural, di Cecilia Szperling; in Finlandia La Virgen Cabeza di Gabriela Cabezón Cámara. Grandi manovre anche per l’editoria italiana che vede in prima linea Minimum Fax, quest’anno sugli scudi con 250.000 copie vendute di Acqua in bocca scritto a quattro mani da Andrea Camilleri e Carlo Lucarelli. In primaverà la casa editrice romana avvierà una collana di autori sudamericani con un particolare riguardo con gli argentini, sia tra gli scrittori da lanciare come César Aira, Fogwill, Ricardo Piglia e Alan Pauls, che tra le firme storiche come Ernesto Sábato. Dal canto suo a febbraio 2011, Feltrinelli uscirà con Tua, bestseller internazionale di Claudia Piñeiro, e  Blanco Nocturno di Ricardo Piglia. Ma il grande colpo a mio avviso lo mette a segno la casa editrice Vallecchi, che ha avuto il coraggio (690 pagine!) e la lungimiranza  di portare in Italia Adàn Bueonosayres di Leopoldo Marechal, opera di grande complessità in quanto al tema della traduzione, per via del massiccio utilizzo di espressioni gergali e di termini mutuati dal lunfardo. Per quest’ultimo motivo e per l’oblio in cui è stata relegata alla caduta del peronismo che Mareschal sosteneva sino a esserne diventato Ministro della Cultura, il capolavoro è quasi sconosciuto al di fuori dell’Argentina e di Cuba, anche se segna un punto cardinale della letteratura argentina. Sottolineo il fatto che questa opera è riuscita nel miracolo di incantare due personalità letterarie assai diverse come quelle di Jorge Luis Borges e di Julio Cortazar, il quale la recensì sulla rivista Realidad (marzo/aprile, 1949) dopo la sua pubblicazione nel 1948. Lo stand degli editori italiani, denominato Punto Italia è nello stesso edificio che ospita l’Argentina, la Spagna, gli altri paesi latinoamericani e la Turchia. Come si può ben immaginare gran parte dell’area è occupata dall’editoria di casa Berlusconi, una Mondadori per cui ho provato un senso di malinconia vedendo come era snobbata dal pubblico e ancor di più vedendo l’assurdo omaggio all’Argentina che era sistemato in bella mostra su un tavolo all’ingresso del suo stand: i libri tratti da “Il mondo di Patty”, la telenovela per adolescenti che è girata in Argentina e trasmessa su Italia 1. Oltre a questa chicca che si commenta da se, la strategia commerciale dell’impresa berlusconiana non mi sembra molto azzeccata visto che le proposte riguardano quasi esclusivamente autori statunitensi, quando sicuramente il pubblico tedesco che si affacciava tra le postazioni dei nostri editori, avrebbe desiderato conoscere quelli italiani: che siano tutti comunisti? Comunque, chi non capisse bene la ragione di questo interrogativo, può approfondire il tema leggendo un libro scritto da Beppe Severgnini per la Rizzoli che lo ha presentato qui: La pancia degli italiani, sottotitolo: Berlusconi spiegato ai posteri. Esco un po’ amareggiato dal nostro contributo nazionale anche per il fatto che l’unico appuntamento letterario organizzato dagli editori italiani a cui avrei assistito si è svolto ieri: una lettura dedicata alla poetessa Alda Merini. Prima di uscire mi informo sull’impatto delle nuove tecnologie nell’editoria anche perché la fiera ha organizzato l’iniziativa Frankfurt Sparks per approfondire l’argomento: scopro che già il 10% del mercato americano si è già proiettato verso questa nuova tecnologia e che in Italia la Mondadori, questa volta con Telecom, stà organizzando un catalogo di libri elettronici, ma udite udite, sulla scena entrerà a breve Google Edition che già dai prossimi mesi proporrà la vendita online degli ebook. Le luci della sera sono scese almeno quanto la temperatura ed è giunto il momento di ritornare al centro di Francoforte per prepararsi ad una serata di tango tra le tante organizzate in questi giorni e senz’altro meno istituzionale della Argentiniens Gala Nacht che si è svolta alla Alte-Oper in cui suonai anni or sono la musica di Piazzolla  con Milva: in programma  Barenboim ed il trio del suo amico bandoneonista Rodolfo Mederos con Armando De la Vega alla chitarra e Sergio Rivas al contrabbasso. In ogni caso la serata che si tiene alla Union Halle è tra gli highlight events della Buchmesse e propone una milonga con la musica dal vivo suonata dal quintetto del chitarrista Luis Borda che in questa occasione ospita anche la voce della sorella Lidia Borda e, per esagerare, anche dal Cavallaro Tango Ensemble. La mia visita è breve e si limita ad ascoltare l’ottimo gruppo di Luis e Lidia Borda: purtroppo per il mio volo di ritorno devo svegliarmi prima dell’alba. Quando l’anno scorso la Fiera chiuse il testimone passò dalla Cina , ospite del 2009, nelle mani di Osvaldo Wasch; quest’anno sarà Juan Gelman a passarlo ad un collega islandese. Mi è sembrato molto curioso questo passaggio dall’Argentina all’Islanda, in quanto questa regione del più remoto Nord ha rappresentato un luogo di incanti per  Borges che riuscì a visitare l’isola con Maria Kodana e ne studiò la lingua alla quale dava il merito di essere el latín del norte , pensando  che attraverso l’islandese si potessero aprire le porte di tutte le lingue germaniche. Nell’opera di Borges l’Islanda compare diverse olte.best replica watches Per esempio  sulla Historia de la eternidad del 1936, compare un saggio sulle citazioni enigmistiche (dette Kenningar) correlate ai meccanismi della metafora comuni e caratteristici nella poesia isalandese. Molti anni dopo in  El oro de los tigres, è inserita una poesia intitolata All’Islanda che il poeta definisce  terra sacra / che fosti la memoria della Germania… Nelle opere complete scrive  Islandia de la gran memoria cóncava/ que no es una nostalgia. O, ancora, nella tenera poesia d’amore Nostalgia del presente… che cosa non darei per la gioia/ di stare al tuo fianco in Islanda/ sotto il gran giorno immobile/ e condividerlo adesso/ come si condivide la musica/o il sapore di un frutto./ In quel preciso momento l’uomo le stava accanto in Islanda. Sull’aeroplano apro il libro Antologia Poética 1923-1977 Biblioteca Borges, realizzata dall’altra casa editrice che aveva i diritti sulle edizioni tascabili dell’opera borgesiana in lingua spagnola, la Alianza Editorial. In questo volume del 1995 sono contenuti versi di El oro de los tigres che Borges ha pubblicato originariamente nel 1972 con la sua Emecé. Nella raccolta c’è la poesia più adatta per concludere questo mio viaggio letterario tra la Germania e l’Argentina; si intitola Al idioma alemán.

 

Mi destino es la lengua castellana,
El bronce de Francisco de Quevedo,
Pero en la lenta noche caminada,
Me exaltan otras músicas más íntimas.
Alguna me fue dada por la sangre-
Oh voz de Shakespeare y de la Escritura-,
Otras por el azar, que es dadivoso,
Pero a ti, dulce lengua de Alemania,
Te he elegido y buscado, solitario.
A través de vigilias y gramáticas,
De la jungla de las declinaciones,
Del diccionario, que no acierta nunca
Con el matiz preciso, fui acercándome.
Mis noches están llenas de Virgilio,
Dije una vez; también pude haber dicho
de Hölderlin y de Angelus Silesius.
Heine me dio sus altos ruiseñores;
Goethe, la suerte de un amor tardío,
A la vez indulgente y mercenario;
Keller, la rosa que una mano deja
En la mano de un muerto que la amaba
Y que nunca sabrá si es blanca o roja.
Tú, lengua de Alemania, eres tu obra
Capital: el amor entrelazado
de las voces compuestas, las vocales
Abiertas, los sonidos que permiten
El estudioso hexámetro del griego
Y tu rumor de selvas y de noches.
Te tuve alguna vez. Hoy, en la linde
De los años cansados, te diviso
Lejana como el álgebra y la luna.

 

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